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In campo con lo psicologo

 

UN ANNO E’ PASSATO: PROGETTO PILOTA  “ESPERIENZE PSICO-EMOTIVE ON-FIELD”  CON GLI ESORDIENTI 2005 DELLA DF ALLENATI DAL MISTER FRANCESCO GAMBUCCI

Il presente progetto pilota è nato grazie ad un colpo di fulmine lavorativo tra il sottoscritto ed il Presidente Francesco Florio, il quale, è indubbiamente tra i pochissimi a credere nella figura dello Psicologo dello Sport facente parte dell’organigramma “Attivo” delle società calcistiche giovanili.

Asserisco “Attivo” perché la mia figura tutt’oggi nel mondo del calcio appare come un’ombra che si affaccia e mette qualche firma sui progetti per garantire l’Elite alla società che ne fa richiesta. L’obiettivo sin dagli albori è stato quello di avvalersi di una figura che fosse presente ed a disposizione per consulenze di sostegno psicologico rispetto ai vissuti emotivi dei bambini legati alla prestazione sportiva.

Parlare di emozioni, non è semplice e d’istinto verrebbe di allontanarle, negarle preponderantemente con la testa, perché minacciose per la performance, ma il dovere professionale nei confronti degli atleti in primis e gli accadimenti violenti che stiamo  vivendo nei campi da calcio[1] ci spingono ad impostare il nostro lavoro in equipe con gli allenatori non solo sull’esasperante allenamento delle abilità mentali del calciatore, bensì sul riconoscimento delle emozioni sia positive che negative per affrontarle, modularle attivamente e saperle gestire facendone tesoro.

 

Alla Df Academy ho seguito per l’anno in corso la categoria degli esordienti 2005, i quali, si sono resi disponibili, grazie alla collaborazione della famiglia a presentarsi in campo almeno un’ora prima del solito allenamento. Gli incontri sono stati svolti a cadenza trisettimanale e la frequenza è stata pressoché assidua e volitiva di quasi tutti i calciatori.

Lo psicologo in campo, non è un tecnico e cosa fa?

Il primo obiettivo è stato quello di stimolare i ragazzi (che sono nella fase della pre-adolescenza), a stare in ascolto reciproco in Circle-Time. Riuscire a fare in modo che loro potessero stare in cerchio, guardarsi, aspettare il proprio turno conversazionale, già è stato un grande risultato.

All’inizio hanno faticato, allora ho inserito un rituale d’inizio, che spesso mi è utile per porre le basi della comunicazione con l’altro, attraverso il quale dovevano mettersi lungo la linea del cerchio di centrocampo del campo da calcetto, tenendo gli scarpini esattamente sopra la linea. Una volta creato l’assetto di ascolto allora è stato possibile iniziare la verbalizzazione ed abbiamo affrontato diverse tematiche: le loro partite, la relazione tra di loro e con il mister, gli avversari, i ruoli sia calcistici che all’interno di una leadership, l’ansia da prestazione, il bullismo, i loro sogni, desideri ed emozioni provate in determinate situazioni e tanto altro.

Ad ogni seduta, il primo momento di elaborazione e condivisione verbale veniva susseguito sempre da un’attività pratica.

Ora arriviamo alla chiave del lavoro attivo dello psicologo dello Sport, il quale, secondo il mio approccio evolutivo integrato al calcio, favorisce delle consulenze ai singoli, ma con regolarità è presente in campo e propone esercizi psico-emotivi per far sì che la prestazione sportiva sia il più efficace possibile e soddisfacente per il proprio Sé. Spesso cerco di passare il messaggio che il Sé del calciatore rappresenta una totalità psichica fatta sia di elementi consapevoli e consci, sia di cose che non conosce ancora e non sa gestire, quindi inconsce.

Sono proprio gli elementi interni di ogni calciatore che non sa “dominare” che portano poi agli agiti, ovvero, agli atti estremi, quelli violenti, irruenti che si esprimono quando, in maniera banale, viene detto: “ non ha retto la frustrazione”.

 

Il mio lavoro si concentra proprio sulla PREVENZIONE del Sé del calciatore e del gruppo squadra per far sì che l’aspetto mentale e quello emotivo possano equilibrarsi, sostenersi e coccolarsi a vicenda.

Gli esercizi svolti in campo dai ragazzi sono riferiti a Macro-aree di lavoro ad esempio: l’Attenzione e Concentrazione, il Goal-setting, Attivazione-Disattivazione, Alleanza, Fiducia, Contatto corporeo e gestione dello stress, le quattro emozioni di base, Alternanza dei turni, Ansia, Sostenere l’altro etc….

Nel tempo il gruppo ha risposto positivamente in termini di consapevolezza di sé e sull’attenzione rispetto ai propri comportamenti piuttosto che concentrarsi sui compagni, ad esempio sull’errore tecnico, tattico, comportamentale di esso.

E’ stato importante poter aiutarli a canalizzare le loro energie rispetto alla concezione di squadra e non solo sulle potenzialità del singolo. Tecnicamente molti elementi della squadra sono adeguati ma la difficoltà è riuscire a far lavorare l’intero ingranaggio (questo è compito del mister), ma alla base i singoli devono poter integrarsi nel tempo.

Questo è il grande problema delle squadre di calcio: l’integrazione non solo in termini sociali, ma profondi ed interni. Un bravo calciatore dovrebbe esser in grado  di potenziare sia il talento che è innato, sia la tenacia che potrebbe esser allenata,  ma senza un’equilibrata ed integrata COMPETENZA EMOTIVA, è difficile che possa divenire un CAMPIONE.

Durante l’anno sono stati svolti dei colloqui con il Mister Francesco Gambucci per monitorare l’andamento non solo tecnico ma di personalità del gruppo-squadra ed ho sostenuto delle osservazioni durante vari allenamenti e partite dei 2005.

E’ doveroso sottolineare la collaborazione della componente genitoriale per la crescita sana del proprio figlio e per la trasmissione dei valori sportivi ed educativo-comportamentali.

La Df Academy è una società che ha dei princìpi saldi rispetto all’educazione, al rispetto, la correttezza e l’onestà sia del calciatore che della famiglia d’origine che ha “alle spalle”, sia dell’intero staff.

In questi giorni sto riflettendo molto in ambito clinico sulla parola GIOCO, sia a livello etimologico che di significato. Il gioco è l’espressione più autentica ed originale del mondo interiore di un bambino per scoprire e conoscere le proprie risorse ed i propri limiti, quindi per esprimere il proprio sé e per vivere in modo sano con gli altri. Non dimentichiamolo mai che il Calcio è un gioco, e nel gioco autentico vi è la fantasia, l’immaginazione, il contatto corporeo, la reciprocità, la sana competizione e non il prevaricare l’altro per dimostrare di esser più forte. La forza di un vero calciatore è proprio il rimanere coi piedi per terra, ma anche poter sognare in grande, però senza dover subire, ad esempio da un genitore, o addirittura da un allenatore, la cosiddetta Sindrome del campionismo. Il vero campione sarà colui che non si vanta di esserlo, che guarda avanti e sogna che tutti i compagni possano prima o poi fare un gol, che cade e si rialza, che non ascolta le provocazioni altrui, solo perché sa che non sta facendo una guerra……sta semplicemente giocando.

Gianluca Panella

 

[1]     L’ultimo fatto recente a fine Aprile, durante un Torneo ad Arezzo, in cui un papà ha picchiato il mister perché non ha convocato il figlio.

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