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In Campo con Lo Psicologo

IL RUOLO DELLE EMOZIONI NEL CALCIO

E’ sicuramente scomodo e fuori luogo iniziare a trattare una tematica partendo proprio da una domanda, ma credo sia necessario farlo, nonché professionale tentare di dare una risposta che abbia un senso. Allora il quesito è il seguente: perché parlare di emozioni?
In qualsiasi contesto che riguardi la vita dei bambini, la scuola, la famiglia o il campo da calcio, è importante che sia data loro la possibilità di comunicare verbalmente, ma allo stesso modo di facilitare il processo di espressione di sensazioni e vissuti emotivi legati ai singoli eventi quotidiani (comunicazione non-verbale). Occupandomi tutti i giorni di pratica clinica nell’infanzia e nell’adolescenza ed in diversi ambiti, mi rendo conto con un certo grado di consapevolezza che ciò sopra descritto non accade
spesso, anzi, quasi mai.
Parlare di emozioni, di empatia, di rispecchiamento emotivo, nella fattispecie all’interno del rettangolo verde di calcio è, secondo il mio modello relazionale con i giovani calciatori, di vitale importanza. Oggi vi è la tendenza a dare un peso maggiore alla performance sportiva principalmente in termini tecnici, cognitivi e di risultato, e consciamente o inconsciamente ci si pone in un atteggiamento di difesa rispetto alle emozioni che emergono durante la vita calcistica dei giovani atleti.
In poche parole diviene più semplice negarle, allontanarle o arginarle, piuttosto che riconoscerle ed affrontarle come un aspetto potenziale di crescita psico-emotiva. Ciò implica un lavoro più lento e progressivo nel tempo e conosciamo bene qual’è lo stile di vita dei giovani calciatori che vediamo allenarsi nei campi da calcio: carico di aspettative, frenetico e spesso sotto-pressione.

Nel lavoro in campo la presenza dello psicologo dello sport viene spesso trascurata, invece potrebbe essere una risorsa in più, un’opportunità che la scuola calcio possiede per far sì che nel tempo i bambini possano crescere con un sano modello sportivo ed ottenere dei buoni risultati. Un bambino o un adolescente in fase di maturazione e di cambiamenti repentini, continuamente esperisce delle emozioni, sia negative che positive, ed è compito e responsabilità dell’adulto psicologo-allenatore-educatore attraverso una modalità di ascolto empatico ed esercizi mirati, aiutare il calciatore ad affrontare, comprendere e saper gestire i propri stati emotivi e quelli che l’ambiente suscita per acquisire maggiore consapevolezza psicocorporea e crescere in modo adeguato all’età.
Negli ultimi anni, nell’ambito della psicologia applicata allo sport, stanno nascendo nuovi metodi, nuove tecniche e soprattutto nuove figure (personal trainer, mental coach, mental trainer). Stiamo assistendo ad una visione centrata sul potenziamento indifferenziato della prestazione sportiva, mentre sarebbe utile poter iniziare a cambiare rotta per allontanarci dalla visione parcellizzata dell’atleta, dove vengono
percepiti in modo separato mente e corpo, bensì lavorare sul linguaggio segreto del corpo, sulle emozioni, ed essere in grado nel tempo di aiutare i giovani calciatori ad integrare, attraverso una maggiore consapevolezza di sé, aspetti cognitivi e corporei nella cornice dei gesti atletici inerenti il calcio.
Tutto ciò ci permette di non soffermarci in modo meccanico ed esasperante solo sulla tecnica, la tattica seguendo un eserciziario imposto dalla società. Non soffermiamoci solo sul recepire cosa sa fare e/o cosa non sa fare un giocatore, ma alleniamoci e sensibilizziamoci a chiederci il COME un giocatore mette in atto un determinato comportamento in un’ottica non categoriale ma dimensionale e che possa
contemplare ampi margini di risposte di crescita.
Dobbiamo essere abili a non considerare solo le cosiddette abilità mentali (attenzione, concentrazione, visualizzazione, goal-setting, self-talk etc..), che ci insegnano nei corsi UEFA, ma di fare in modo che il lavoro sul riconoscimento e la gestione delle emozioni possa diventare una competenza ed un punto di forza per raggiungere gli obiettivi sportivi.

Dott. Gianluca Panella

(1) Le considerazioni sopracitate sono frutto di un lavoro di equipe, che opera nell’ambito della
psicologia dello sport, composto da:
dott. Giuseppe Godino Psicoterapeuta-Psicologo dello sport
dott. Giuseppe Carzedda Psicologo-Psicoterapeuta I.I.F.A.B
dott. Gianluca Panella Psicologo-Psicoterapeuta- Psicologo dello sport
dott. Silio Limiti Psicologo specializzando in psicoterapia ad indirizzo bioenergetico

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